Turismo Culturale: Chiesa di S. Agostino e S. Bartolomeo

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Chiesa di S. Agostino e S. Bartolomeo

Piazza della Vittoria

La Chiesa è dedicata a Sant’Agostino e San Bartolomeo di Ripi. Notizie certe sull’edificio e sul convento, ad esso adiacente, risalgono all’inizio del 1600, quando nel mese di aprile del 1605 la Comunità di Ripi fece richiesta ai padri Agostiniani di Cori perché venissero ad operare a Ripi, e ciò per espresso volere del Sig. Bartolomeo Stefanio Ripano che aveva desiderio di far sorgere su una sua proprietà una chiesa. Sembra che a fine dicembre del 1609 fu stilato l’atto di donazione, che prevedeva alcuni censi e lasciti, purché si “pregasse Iddio per l’anima sua, ... successori defonti”. Mons. Asteo, Vescovo della Diocesi di Veroli, scelse il luogo preciso e nell’ottobre pose la prima pietra. Lunga e laboriosa fu la costruzione del Convento.

Nel corso del XVIII secolo, i due edifici vennero ampliati e, poi, nel XIX secolo confiscati dallo Stato, con il conseguente abbandono da parte dei monaci.

La Chiesa dei SS. Bartolomeo ed Agostino è a unica navata slanciata, occupa circa 200 mq., ha l’abside fornita di volta a catino, accompagnato armoniosamente da linee convergenti verso un riquadro centrale. La copertura della navata, anch’essa a volta, è caratterizzata da fasce a rilievo per dare illusione di maggiore dimensione e movimento. Il finestrone centrale e, ai lati, le finestre comunicano gioiosa luminosità al suo interno, quasi a simbolo di quella luminosità interiore che gode l’anima in preghiera. Un’artistica balaustra di marmo proveniente da un’altra Chiesa, ma ben composita, delimita il presbiterio. A destra dell’ingresso, ci sono le cappelle di S. Tommaso da Villanova, quindi della Madonna della Cintura con S. Agostino e S. Maria, a sinistra quella di S. Nicola da Tolentino e di Gesù Crocifisso con S. Rita da Cascia e S. Chiara da Montefalco. Ai due lati della Chiesa, incassati nella parete, vi sono due confessionali in noce elaborati con cimasa a fregi e volute, dove vi campeggia lo stemma agostiniano. Il prospetto della facciata di S. Agostino è un raro esempio di architettura che, in poco spazio, realizza un capolavoro. L’artista sfrutta l’altezza in modo che la facciata appaia slanciata e monumentale, a due ordini. Il piazzale antistante gli aggiunge ariosa spettacolarità. Il portone centrale di S. Agostino a due ante ha formelle divise da cornici minuziosamente scanalate. La torre campanaria a faccia vista è di stile romanico.

Nella Chiesa dei SS. Bartolomeo e Agostino, le tele collocate sugli altari raffigurano i Santi a cui è dedicato l’altare stesso. Dietro l’altare maggiore, in alto, dentro una cornice ricca di stucchi, è posta la grande tela raffigurante S. Bartolomeo apostolo, di pregevole valore. Essa misura m. 1,40*2,50. Il Santo, ritto in estasi, senza vesti per l’esecuzione capitale, tende il braccio in un anelito soprannaturale verso l’alto. Ai suoi piedi, in un atto di stupore e venerazione, sono dipinte due figure di devoti sotto lo sguardo ammirato di angeli. Il dipinto è attribuito al polacco Kuntze Tadeus, pseudonimo del pittore Tadeus Konicz.

Al lato destro dell’ingresso del Tempio, è posta sull’altare la tela che misura 1,20*2, raffigurante il vescovo agostiniano S. Tommaso da Villanova. La tela è del 1600 e presenta il Santo rivestito dei paramenti solenni con piviale e mitra, nel gesto di dispensare elemosina a una donna che stringe a sé il bambino impaurito. Accanto al vescovo, in primo piano, c’è il chierico con il pastorale. Sempre sul lato destro, più avanti, si trova un’altra tela delle stesse dimensioni, raffigurante la Madonna della Consolazione con ai lati S. Agostino e S. Monica in atto di ricevere la Cintura e risalente alla seconda metà del 1700. Attiguo al presbiterio nel lato sinistro, collocato sull’altare, c’è il dipinto del Crocifisso con le due grandi mistiche agostiniane S. Chiara da Montefalco e S. Rita da Cascia, rivolte in estasi verso il Cristo in croce. La tela, della stessa misura delle altre, è di autore ignoto della fine del XVIII secolo. La mistica di Montefalco, con le mani dolcemente allargate, e la persona protesa alla contemplazione del suo Diletto sofferente mostra il cuore segnato dalle stimmate. La santa di Cascia, in ginocchio con la fronte colpita dalla spina del Crocifisso, è rappresentata in un’estasi da non permetterle altro pensiero che la Passione di Cristo. Il Crocifisso, al centro della tela, esprime con gli occhi tutta la sofferenza. L’ultimo dipinto raffigura S. Nicola da Tolentino e risale alla seconda metà del Settecento. La tela, uguale alle altre per dimensione, è dominata dalla figura del Santo che giganteggia al centro, nella mano un giglio e nell’altra il Vangelo, un piede calpestante “Satana, il mondo e la carne”, con lo sguardo rivolto in alto nella contemplazione di Dio Padre e, ai lati, la Vergine e S. Agostino, che gli porgono ognuno il diadema della vittoria.

Fonte:  “Il Colle di Ripi nei secoli”, di Mario Cocco, Cooperativa Grafica Editrice Città Bianca S.r.l., Tecchiena (FR), luglio 1985, pag. 145 e 146.

“La Chiesa dei SS. Bartolomeo e Agostino nell’avventura storica di Ripi”, Don Giuseppe Gabrielli.